LA ISTANBUL DI BASILICO – L’ESATTEZZA DELLO SGUARDO

Viceversa, il grande fotografo milanese rimane fedele al proprio sguardo esatto, in cui il senso del mistero non si scosta mai da un’adesione tutta illuminista alla realtà delle cose. Come il narratore di talento sa cavare il fascino delle sue storie dalla scrupolosa messa in fila degli eventi, senza nulla concedere alle facili evocazioni d’atmosfera, così Gabriele Basilico usa la propria formidabile esperienza e tecnica per tenere lontani i fantasmi del preconcetto (quale che sia, è sempre il lavoro duro e serio a snidarlo, a dissiparlo), lasciando che la complessità delle cose si trasformi in esattezza di sguardo.

Luca Doninelli, dal catalogo della mostra “Istanbul 05010″ alla Fondazione delle Stelline di Milano, dal 12 settembre al 16 dicembre 2010

A FIT CAT IS A HAPPY CAT

UN QUIZ DI FINE ESATE

NO NAME vi propone un quiz di fine estate chiedendovi di indovinare chi è l’autore della frase che riporto qui sotto. Al primo che risponderà correttamente spetta un buono da 10 euri per il self-service della fiera di Rimini spendibile entro e non oltre il 28 agosto. La risposta sarà pubblicata il 5 di settembre.

Amiamo di un amore geloso il nostro tempo, così grande e così avvilito, così ricco e così disperato, così dinamico e così dolorante, ma in ogni caso sempre sincero e appassionato. Se avessimo potuto scegliere il tempo della nostra vita e il campo della nostra lotta, avremmo scelto… il Novecento senza un istante di esitazione.

CHARLES RAY, IL RAGAZZO, LA RANA E MARK TWAIN

Charles Ray, Boy With Frog, Venezia

«Quando François Pinault mi chiese di pensare a un’opera per la Punta stavo per avere un’operazione al cuore abbastanza complicata. La rana era il mio cuore che osservavo con meraviglia, un po’ di spavento e un po’ di schifo. Ma questa fu soltanto la prima intuizione. La vera idea mi venne leggendo il capitolo 19 di “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain. In quel passaggio del romanzo i due ragazzi guardano il cielo stellato e discutono se le stelle sono sempre state lì o  se qualcuno le ha create, mentre intorno si sente il rumore del fiume e delle rane. Allora ho immaginato questo ragazzo in un punto così magico che contempla la rana mentre noi contempliamo lui e tutto quello che gli sta attorno».

Charles Ray intervistato da Francesco Bonami su La Stampa del 15 agosto 2010

E’ splendido vivere su una zattera. Lassù in alto, sopra di noi, avevamo il cielo, tempestato di stelle, e avevamo l’abitudine di sdraiarci sulla schiena a guardarle e parlavamo di com’erano fatte, se erano state create oppure erano spuntate così, semplicemente… Jim era convinto che erano state fatte e io invece pensavo che fossero spuntate per caso; calcolavo che ci sarebbe voluto troppo tempo per “farne” tante ma Jim diceva che magari le aveva “deposte” la luna; be’, questo mi pareva abbastanza ragionevole e così non criticavo la sua opinione perché anch’io avevo visto una rana deporre una tale quantità di uova che capivo che naturalmente era possibile. Guardavamo anche le stelle cadenti e le vedevamo scivolare giù per il cielo. Secondo Jim quelle erano stelle guaste che venivano buttate fuori dal nido.
Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn, capitolo 19

È IL 13 DI AGOSTO

ORIGLIO

ORIGLIO

MI CHIAMO CHARLES SAATCHI E SONO UN ARTOLICO


Cose divertenti trovate nel libro intervista di Charles Saatchi:

Domanda: Si è mai approfittato di qualcuno nel mondo dell’arte?
Charles Saatchi: Chieda al Dalai Lama, a Madre Teresa o al Mahatma Gandhi se si sono mai approfittati di qualcuno, mentirebbero se affermassero il contrario. Mi metta pure lassù con loro, grazie.

D: Qual è il risultato di cui va più orgoglioso?
CS: Non ne faccio una questione di orgoglio. Non che non abbia un ego delle dimensioni di un hangar, ma non sono orgoglioso neppure di quello.

D: Cosa compra oltre all’arte?
CS: Soffro di una terribile dipendenza da frappuccino, perciò quello che non spendo in arte finisce da Starbucks.

D: È famoso per aver creato lo slogan “Labour isn’t working”. Era un Tory? Lo è?
CS: Una volta mi sono anche gettato a capofitto nella campagna antifumo del Dipartimento della Salute, ho visitato corsie d’ospedale con malati di enfisema , ho studiato le foto di tumori al polmone e ho elaborato il testo più raccapricciante che potessi , tutto ciò fumando allegramente una sigaretta dopo l’altra. Davvero commovente pensare che i testi pubblicitari nascano dal cuore.

D: Ha della roba cinese in casa?
CS: Roba? È arte, ragazzi miei.

D: La fotografia ha tolto senso all’arte figurativa?
CS: L’arte non è mai senza senso. L’altro giorno, facendo due chiacchere, Immanuel Kant mi ha detto che il significato dell’arte è di non avere alcuna funzione.

D: La pittura è morta?
CS: Che noia!

D: È vero che ha seguito una dieta di nove uova al giorno? Ha funzionato?
CS: Vero. Ero grasso e brutto e ora sono magro e brutto.

D: Guardiamo al futuro: tra cento anni come crede verrà considerata l’arte britannica degli inizi del XXI secolo? Quali sono i grandi artisti che passeranno l’esame del tempo?
CS: I libri di storia dell’arte del 2105 saranno tanto spietati con la fine del XX secolo quanto con tutti gli altri secoli. Tranne Jackson Pollock, Andy Warhol, Dunald Judd e Damien Hirst, chiunque altro sarà una nota a piè pagina.

GLI IRRESISTIBILI CERVO & FERRARESI SULL’ILLUSIONE OBAMA

Martino Cervo (28 anni, caporedattore di Libero) e Mattia Ferraresi (26 anni, corrispondente dagli USA  per Il Foglio) sono due enfant prodige del giornalismo italiano. Nel tempo libero (poco) hanno messo insieme questo libello che non ho ancora letto ma so che mi piacerà tantissimo. Il libro ha un’introduzione di Giuliano Ferrara e ieri il Foglio ha pubblicato un’intervista a  Christian Rocca che ne parla un gran bene. Costa dieci euri dieci. Compratelo perché NO NAME ha una percentuale di 0,05  euri su ogni copia venduta.

GERSO

GERSO

FÉLIX NADAR: CONSIGLI AL RITRATTISTA DILETTANTE

Félix Nadar, autoritratto, 1855 circa

L’opinione che ognuno ha delle proprie qualità fisiche è talmente benevola che la prima impressione di ogni modello di fronte alle prove del suo ritratto è quasi inevitabilmente di disappunto e di rifiuto (è superfluo precisare che qui si sta parlando solo di prove perfette).
Alcuni hanno il pudore ipocrita di dissimulare il colpo sotto un’apparente indifferenza, ma non credete loro. Avevano varcato la soglia diffidenti, astiosi, e molti usciranno furibondi.
È un male difficilissimo da scongiurare; il fotografo dilettante ne soffrirà quanto il professionista, e anche di più, povero infelice! Votato in anticipo a tutte le asprezze, soprattutto perché si trova nella condizione subalterna di non avere la licenza. Si prepari dunque come il professionista, e mediti i consigli dell’esperienza.
A titolo profilattico, ossia prima di operare, fate intravvedere la possibilità della “replica”. La speranza di quella benefica “replica” sistemerà tutto, e tutti ci guadagneranno – e voi stessi siete proprio certi di non poter ottenere qualcosa che sia migliore del primo negativo?
Soprattutto, quando due modelli sono venuti insieme, cercate di fare in modo che tornino insieme al momento della consegna.
Non dimenticate mai di sottoporre le prove dell’uno all’altro e viceversa: quello che al biliardo si chiama “colpo di sponda”, e, per un minuto, allontanatevi!
Immancabilmente l’uno troverà l’altro molto riuscito, e l’altro giudicherà l’uno perfetto. Per controprova, lasciateli discutere insieme.
Superato così, e ridotto a semplice effetto di ritorno, il primo e inevitabile impatto, potrete allora avvicinarvi, e parlare senza il timore d’esser morso.
Felice tre volte l’operatore che incappa in un cliente come il mio buon Philippe Gille (sensa s!), quel mandarino letterato, sempre così di buon umore.
Ebbi appena il tempo di sottoporgli la sua prima prova che, senza degnare di un solo sguardo la seconda, quell’uomo eccellente osservò: “Perfetta! E come ha reso a meraviglia il mio sguardo buono… dolce… leale… e intelligente!”.

Félix Nadar, Quando ero fotografo, Abscondita, Milano, 2004

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