Posts Tagged ‘“Andy Warhol”’

CARA BEFANA, BUON NATALE

Cara Befana,
visto che l’anno scorso Babbo Natale non mi ha dato retta mi rivolgo a te. Gesù Bambino quest’anno, indipendentemente dal fatto che sia stato buono o cattivo, mi porterà una nuova città, un nuovo lavoro e una nuova casa. Che un neonato sia già così capace di leggere nel cuore di un adulto, ammetterai, è una cosa dell’altro mondo. So dunque che chiedere di più sarebbe difficile. Ma siccome a me piacciono le sfide, ci provo. Cara Befana, hai tempo fino al sei gennaio per portarmi almeno uno dei doni che elenco qui sotto. Se non arriva nulla convinco Mario Monti ad aumentare anche il bollo per le scope volanti.
Buon Natale,

tuo Luca

 

1) Georg Immendorf, Untitled, 2006, 250x300cm

 

2) Andy Warhol, Modern Madonna, 1981*

 

* Il riflesso non fa parte dell’opera

 

3) Ryan McGinley, Knotty Pine, 2011

FATE PRESTO. ANDY WARHOL E IL SOLE24ORE

La prima del Sole24ore del 10 novembre 2011

Warhol e la serigrafia della prima del Mattino del 26 novembre 1980

Christian Caliandro su Artribune ricorda che il titolo a caratteri cubitali utilizzato oggi dal quotidiano di Confindustria è la citazione di quello fatto dal Mattino il 26 novembre del 1980 in occasione del terremoto in Irpinia (Roberto Napoletano, direttore del Sole viene proprio dal Mattino). Quella prima pagina fu presa da Andy Warhol per farne una serie di serigrafie giganti. Proprio la circostanza che originò il titolo dell’80 e il fatto che Warhol la assunse come icona mi fa pensare che il titolo del Sole sia fuori misura. Non foss’altro se si pensa ai circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti di allora.

ARTISTI CINESI TOP SELLER, ECCO CHI SONO

Alla conferenza stampa di presentazione della mostra di Gerhard Richter alla Tate Modern, il grande pittore tedesco rispondendo a una domanda ha detto che il mercato dell’arte è “assurdo quanto la crisi bancaria” ed è “impossibile da capire ed è sciocco”. Qualcuno gli fa notare che è facile dire così da parte di uno che nel 2010 è stato il primo degli artisti viventi a comparire nella classifica dei 500 artisti che hanno venduto di più nelle aste di quell’anno (è al 16° posto con 192 opere vendute per 62milioni di dollari – nb: non sono soldi che sono andati in tasca a lui, ma ai venditori e alle case d’asta).

Detto questo è abbastanza impressionante dare un’occhiata ai nomi in cima alla classifica stilata da artprice.net. Non ci sarebbe nulla di stupefacente, ma io mi stupisco lo stesso: tra i primi dieci artisti della classifica 4 sono cinesi (gli altri sono in ordine: Picasso, Andy Warhol, Giacometti, Matisse, Modigliani, Lichtenstein). Io, nella mia immensa ignoranza, non ne ho mai sentito parlare. Non so voi. Io comunque me li segno. Un giorno, magari, ci metterò la testa per conoscerli e capirli.

Qi Baishi (齊白石, 齐白石, 1864-1957)

Secondo classificato dopo Pablo Picasso e prima di Andy Warhol, nel 2010 sono state battute 914 sue opere per un valore di 339 milioni di dollari.

Qi Baishi (齊白石, 齐白石, 1864-1957) Qi Baishi (齊白石, 齐白石, 1864-1957) Qi Baishi (齊白石, 齐白石, 1864-1957)

Zhang Daqian (張大千, 张大千, 1899-1983)

Quarto classificato tra Andy Warhol e Alberto Giacometti. 795 opere vendute per un valore di 304 milioni di dollari.

Zhang Daqian (張大千, 张大千, 1899-1983)

Zhang Daqian (張大千, 张大千, 1899-1983)

Zhang Daqian (張大千, 张大千, 1899-1983)

Xu Beihong (徐悲鴻, 徐悲鸿, 1895 – 1953)

Sesto classificato dietro Alberto Giacometti e prima di Henri Matisse. 248 opere vendute per un valore di 176 milioni di dollari.

Xu Beihong (徐悲鴻, 徐悲鸿, 1895 - 1953) Xu Beihong (徐悲鴻, 徐悲鸿, 1895 - 1953)

Fu Baoshi (傅抱石, 1904-1965)

Nono classificato tra Amedeo Modigliani e  Roy Lichtenstein. 203 opere vendute per un valore di 125 milioni di dollari.

Fu Baoshi (傅抱石, 1904-1965) Fu Baoshi (傅抱石, 1904-1965)

Fu Baoshi (傅抱石, 1904-1965)

MI CHIAMO CHARLES SAATCHI E SONO UN ARTOLICO

charles saatchi
Cose divertenti trovate nel libro intervista di Charles Saatchi:

Domanda: Si è mai approfittato di qualcuno nel mondo dell’arte?
Charles Saatchi: Chieda al Dalai Lama, a Madre Teresa o al Mahatma Gandhi se si sono mai approfittati di qualcuno, mentirebbero se affermassero il contrario. Mi metta pure lassù con loro, grazie.

D: Qual è il risultato di cui va più orgoglioso?
CS: Non ne faccio una questione di orgoglio. Non che non abbia un ego delle dimensioni di un hangar, ma non sono orgoglioso neppure di quello.

D: Cosa compra oltre all’arte?
CS: Soffro di una terribile dipendenza da frappuccino, perciò quello che non spendo in arte finisce da Starbucks.

D: È famoso per aver creato lo slogan “Labour isn’t working”. Era un Tory? Lo è?
CS: Una volta mi sono anche gettato a capofitto nella campagna antifumo del Dipartimento della Salute, ho visitato corsie d’ospedale con malati di enfisema , ho studiato le foto di tumori al polmone e ho elaborato il testo più raccapricciante che potessi , tutto ciò fumando allegramente una sigaretta dopo l’altra. Davvero commovente pensare che i testi pubblicitari nascano dal cuore.

D: Ha della roba cinese in casa?
CS: Roba? È arte, ragazzi miei.

D: La fotografia ha tolto senso all’arte figurativa?
CS: L’arte non è mai senza senso. L’altro giorno, facendo due chiacchere, Immanuel Kant mi ha detto che il significato dell’arte è di non avere alcuna funzione.

D: La pittura è morta?
CS: Che noia!

D: È vero che ha seguito una dieta di nove uova al giorno? Ha funzionato?
CS: Vero. Ero grasso e brutto e ora sono magro e brutto.

D: Guardiamo al futuro: tra cento anni come crede verrà considerata l’arte britannica degli inizi del XXI secolo? Quali sono i grandi artisti che passeranno l’esame del tempo?
CS: I libri di storia dell’arte del 2105 saranno tanto spietati con la fine del XX secolo quanto con tutti gli altri secoli. Tranne Jackson Pollock, Andy Warhol, Dunald Judd e Damien Hirst, chiunque altro sarà una nota a piè pagina.

DUE O TRE COSE SU MAPPLETHORPE A LUGANO

1) La mostra su Robert Mapplethorpe, in questi giorni al Museo d’arte di Lugano, è una mostra interessante e allestita con eleganza. È la stessa mostra esposta qualche mese fa alla Galleria dell’Accademia a Firenze e rispetto a quella ha il vantaggio che non ci sono le opere originali di Michelangelo (i prigioni e il David). Qui a Lugano, infatti, il confronto probabilmente è meno schiacciante e fuori luogo. Invece il momento più alto, senza dubbio, è la stanza con le opere di Andy Warhol.

2) La mostra presenta il Mapplethorpe più “patinato”: ne emerge un’immagine addomesticata che non dà conto della forza sovversiva del fotografo newyorkese.

3) Come non mi convince il confronto con Michelangelo così mi appare forte il legame con Man Ray. Lo si può vedere fino a sabato a Milano alla Fondazione Marconi.

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